ACQUAVIVA COLLECROCE

Kruč in croato molisano, è uno dei 136 comuni del Molise, di circa 500 abitanti, in provincia di Campobasso. Ripopolato nel XVI sec. da genti provenienti dalla Dalmazia, il paese conserva la lingua di derivazione slavo-croata, il Na našu, che letteralmente significa “alla nostra”, ancora oggi parlata con naturalezza dalle persone del luogo, come un filo che unisce passato e presente.

Il nome “Acquaviva” è riferito probabilmente alla presenza di numerose sorgenti intorno all’abitato; “Collecroce” distingue Acquaviva da altri centri italiani omonimi e ricorda il casale a monte del paese. Un collegamento con l’acqua trova espressione anche nello stemma comunale dove una fontana campeggia come segno identitario. Tra le storiche si annoverano: La Fontana Grande (Funda Velka), La Fontana Vecchia (Funda Stara), La Marmorizza (Mrmarica), Il Pisciariello (Pišaraj) e Le Trocche (Kortij). Alcune sono ancora oggi attive, altre conservano il fascino del tempo. Non si tratta solo di elementi architettonici, ma di luoghi della memoria, dove una volta si lavavano i panni, si raccoglieva l’acqua, si scambiavano parole e si tramandavano storie.

Intorno alle case, adagiate a circa 400 metri sul livello del mare, le colline si rincorrono all’orizzonte, mentre i campi e i vigneti mutano tonalità seguendo il ritmo delle stagioni. 

Al centro si apre la piazza, dominata dalla chiesa di Santa Maria Ester, l’unica del luogo. L’edificio sacro sorprende per la sua doppia facciata: quella principale, orientata verso l’antico borgo, e l’altra, cieca e priva di particolari decorazioni, rivolta direttamente sulla piazza. Sul portale barocco della facciata principale (XVIII sec.) è scolpito lo stemma che dimostra il legame diretto con l’Ordine dei Cavalieri di Malta.

All’angolo del campanile di recente ricostruzione e dall’insolita copertura verde rame, si cela un palindromo, replica del quadrato magico o del Sator, che sembra custodire un enigma dalle origini oscure e un significato misterioso: cinque parole latine (ROTAS – OPERA – TENET – AREPO – SATOR) sono disposte a formare un quadrato che può essere letto sia in orizzontale che in verticale in ogni direzione. Passeggiando per i vicoli si possono scorgere croci e simboli incisi, come la stella a otto punte, a testimonianza della verosimile presenza dei Templari.

Acquaviva Collecroce ha dato i natali al patriota Nicola Neri, a cui sono intitolate la piazza centrale e la scuola storica, uomo giustiziato nel 1799 per essere stato un esponente di spicco della Repubblica Partenopea, e al poeta e letterato Giovanni De Rubertis, noto per il suo impegno nella tutela della minoranza linguistica croata in Molise.

Tra i sapori che raccontano la cultura di matrice croata ci sono: i Kolače, dolci a corona circolare ripieni di uno speciale impasto a base di mosto cotto, il kaškavuniska, legati ritualmente alla liturgia di San Biagio del 3 febbraio, e il Varak, tipica zuppa di cereali e legumi preparata in occasione della festa di San Donato del 7 agosto. Inoltre, il Panunto, una pagnotta farcita da frittate, peperoni e salsicce, che un tempo accompagnava il lavoro nei campi, oggi è condiviso nelle ricorrenze più importanti: nel giorno dedicato al patrono San
Michele Arcangelo viene preparato in forma gigante e venduto all’asta, diventando emblema di devozione e identità collettiva.

La Smrčka è una delle pratiche più antiche ancora vive: si tratta dell’accensione di una grande fiaccola cerimoniale nella notte della Vigilia di Natale. La Fešta do Maja resta tuttavia la tradizione più conosciuta e partecipata. Le prime attestazioni risalgono alla metà dell’Ottocento, in una lettera di Giovanni De Rubertis che documenta la continuità di un rito che ha attraversato i secoli. Nell’ultimo dopoguerra l’usanza si è affievolita fino a scomparire, ma nel 1983, grazie al ricordo ancora vivo fra gli anziani, ad alcuni scritti e a qualche rara fotografia, la festa è stata ripresa e ricostruita con cura. In quel gesto sentito di recupero il Maja è tornato a fiorire, riacquistando il suo significato simbolico. Il “nuovo” Maja si è riproposto con l’aspetto di quello di una volta e in più con un’accentuazione delle caratteristiche antropomorfe della testa.

30 aprile 2022, preparazione del Maja per la sfilata del primo maggio
Acquaviva Collecroce, il paese
Fotolibro: Racconto di una tradizione